Il vino Fiano di Avellino DOCG

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Il vino Fiano di Avellino proviene da un’antica varietà di uve ed ha antiche origini, i Greci furono i primi infatti ad importare nel territorio campano la così detta varietà “vitis Apicia”; le primi viti infatti furono piantate nella località Lapio che oggi è divenuto uno dei comuni più conosciuti della provincia avellinese. Questa particolare zona del comune campano è la più importante per la produzione del vino Fiano di Avellino che si caratterizza per le sue uve particolarmente profumate e che attraggono sciami di api nelle sue vigne, il nome Apicia infatti, che si attribuisce alle uve, deriva proprio dal loro tipico profumo.

La presenza di questi vitigni nelle zone dell’avellinese risale addirittura al XIII sec, quando le prime testimonianze appartenenti all’Imperatore Federico Secondo di Svevia raccontano di quanto l’Imperatore fosse ammaliato dal gusto e dal sapore di quel vino. Lo stesso Carlo Secondo d’Angiò fece piantare nelle sue tenute circa 16.000 viti di queste uve mentre la zona di produzione del Fiano di Avellino fu descritta già nel 1642 dallo storico Fra Scipione Belladonna, che parlava però di un vino dolce e frizzante totalmente diverso dal prodotto dei giorni nostri.

La coltivazione di questo importante vino come il Fiano di Avellino avviene nei 26 comuni della provincia di Avellino, questi territori sono caratterizzati da terreni argillosi e molto fertili, il clima da queste parti è mite d’estate ma ha inverni particolarmente rigidi e freddi di notte ma con giornate calde di giorno. È proprio la peculiarità del clima che fa esprimere alle vigne le sue grandi doti, il Fiano è ormai diventato un vino affermato anche fuori dei confini nazionali ed ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata già nel 1978.

La DOCG però è il riconoscimento più importante per un vino e così il Fiano di Avellino nel 2003 ha mostrato il suo carattere e le sue doti di grande prodotto campano riuscendo ad ottenere questo importante riconoscimento; il Fiano di Avellino è un prodotto che deve contenere almeno per l’85% il monovitigno Fiano di Avellino con un’eventuale aggiunta di uve come il Greco, la Coda di Volpe, il Trebbiano Toscano nella misura del 15% massimo.

Il Fiano di Avellino è il vino che esprime al meglio il carattere di questa regione, è considerato uno tra i migliori vini del panorama nazionale ed è un vino robusto che sviluppa morbidezza e spessore, le sue note tipiche sono di frutta acerba e agrumata ed ha un colore giallo paglierino con dei riflessi molto intensi. Il sapore è fruttato ed ha un’ottima freschezza e sapidità, ha un finale lungo con retrogusto di note di nocciola tostata e frutta secca.

Il Fiano di Avellino ha una gradazione alcolica di circa 11,5° e va servito ad una temperatura che si aggira intorno ai 10/12 gradi; si accompagna ottimamente a primi piatti di pesce al sugo, zuppe di pesce in bianco, vari primi di pesce come spaghetti e vongole, pesci al forno, scampi grigliati e anche formaggi caprini a pasta semidura e stagionati. Un piccolo segreto riguarda proprio l’abbinamento del Fiano di Avellino che alcuni esperti amano accompagnare con piatti a base di tartufo o funghi nobili. Si consiglia di berlo entro i due anni dal processo di invecchiamento anche se il Fiano di Avellino è un vino che si presta molto ad essere invecchiato anche per lungo tempo.

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